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lunedì 9 marzo 2015

Dalle Unioni Locali


UNIONE LOCALE GIURISTI CATTOLICI

LANCIANO  ORTONA

66026 Ortona (Chieti), Largo Riccardi – Biblioteca Diocesana “San Domenico”


RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ SVOLTA NELL’ANNO 2014
Nel corso dell’anno 2014 questa Unione Locale ha svolto con continuità le proprie iniziative seguendo i criteri degli anni precedenti.
Come sempre ha svolto ripetuti incontri tra i soci, a volte anche con la presenza di simpatizzanti e familiari, allo scopo di curare l’approfondimento di problemi giuridici, alla luce della morale cristiana, in attuazione delle finalità e dei principi stabiliti nello Statuto.
Particolarmente importanti e seguiti sono stati gli incontri tenuti nella vigilia delle festività natalizie e nella Quaresima, in cui il nostro Consulente Ecclesiastico Don Biagio Ngandu, Parroco di Marcianese (località di Lanciano), ha preparato con particolare cura, guidando  i presenti in profonde riflessioni sia di carattere religioso che spirituale.
Nel mese di maggio è stato organizzato una conferenza pubblica , in Lanciano, nei locali della Sala Mazzini, sul tema: “Crisi della famiglia, aspetti giuridici e morali”. Relatori sono stati S.E. Mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano – Ortona, e la Dott.ssa Gilda Brindesi, Presidente del Tribunale Civile e Penale di Lanciano. All’incontro era presente un vasto pubblico che ha seguito con interesse sia le relazioni, sia il dibattito tenuto al termine.  Al successo dell’iniziativa ha contribuito pure il suo inserimento nell’ambito della celebrazione della “Settimana della cultura lancianese”, che il Comune organizza ogni anno.
A Ortona la nostra Unione ha organizzato e svolto un incontro pubblico avente per tema “Diritto e ambiente. Problemi territoriali e marittimi”. L’incontro è stato tenuto nel mese di novembre da due relatori: il prof. Claudio Angelone, docente presso il Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Chieti-Pescara, e il prof. Marcello Salerno, Esperto di Diritto Ambientale nonché docente di Diritto Pubblico presso la stessa Università. Ai due insegnanti si è accompagnato il Francescano Padre Camillo D’Orsogna, che ha richiamato i principi affermati da San Francesco in materia ambientale e l’amore che il Santo ha sempre dimostrato per la Natura e per l’ambiente. Anche in tale circostanza, al termine delle relazioni è seguito un ampio dibattito al quale hanno preso parte numerosi presenti che hanno evidenziato aspetti particolari della problematica trattata, arricchendo ulteriormente le cognizioni apprese dai partecipanti.
Ambedue le iniziative – sia quella svolta a Lanciano che quella svolta a Ortona – sono state realizzate in collaborazione con i rispettivi Comuni e con la partecipazione dei Consigli degli Ordini degli Avvocati competenti per territorio, i quali hanno pure  provveduto al riconoscimento e alla concessione di crediti formativi in favore dei  professionisti presenti.
Quanto all’aspetto gestionale dell’Unione, non sono mancati, ovviamente, problemi di presenza e di partecipazione di tutti i soci, specialmente per quanto concerne l’aspetto finanziario. Ad ogni modo questa Unità Locale è sempre riuscita a sostenere, pur con qualche sacrificio, gli oneri che ogni iniziativa comporta.
Al termine del 2014 il Direttivo dell’Unione Locale è scaduto per decorso dei termini e all’inizio del nuovo anno si è provveduto al suo rinnovo, confermando,  sostanzialmente, i componenti del Direttivo uscente.
Il nuovo organo risulta così composto: Presidente: Dott. Giuseppe Carinci; Vice Presidente: Dott. Giuseppe Carabba; Segretaria: Dott.ssa Mariella Colaiezzi; Consiglieri: Dott. Attilio Aquilano e Avv. Alfonso Frattura.
L’avv. Ilenia Carinci è stata confermata nell’incarico di Tesoriere, mentre la prof.ssa Emilia Polidoro – collaboratrice esterna – è stata confermata nell’incarico di addetto-stampa.
Consulente Ecclesiastico è sempre il sacerdote Don Biagio Ngandu Kabumvu, Parroco di Marcianese, a suo tempo nominato dall’Arcivescovo della Diocesi di Lanciano-Ortona.
Ortona, 7 marzo 2015
                                                                                                                                                   IL PRESIDENTE
                                                                                                                                                     Dott. Giuseppe Carinci

mercoledì 27 novembre 2013

Dalle Unioni Locali

Unione Locale di Firenze
Note a margine del Convegno di Studi: “La famiglia come valore giuridico fondamentale”, svoltosi a Firenze il 7 Giugno 2013 promosso dall’Unione Locale di Firenze
La famiglia costituisce certamente un valore giuridico fondamentale e costituzionale, ma soprattutto umano e antropologico. Oggi stiamo assistendo ad una mutazione del concetto di famiglia tradizionale che tende ad allargarsi verso un orizzonte multi-personale e indefinito, ponendo il fondamento familiare sulla comunità degli affetti, oltre il fondamento del matrimonio  e della stessa convivenza. In questa prospettiva nella struttura del concetto di famiglia potrebbero entrare tutti i soggetti che si autoproclamano o si autodefiniscono famiglia, compresa quella poligamica, quella multi-parentale, quella non più eterosessuale ma anche omosessuale o amicale, quella transegender o  quella famiglia che vorrebbe comprende soggetti non umani come gli animali.
La differenza che emerge nel dibattito giuridico contemporaneo risiede nella distinzione tra “famiglia di fatto” orizzontale di tipo privatistico  e la famiglia di diritto, verticale nel senso pubblico di valore assoluto.
     Nella famiglia di fatto orizzontale prevale la dimensione “circolare”:  è soggetta alla mutevolezza e alla molteplicità della situazioni particolari, dei casi singoli, mutevoli nel tempo, in progress, che spesso seguono tendenze o contingenze, in cui entrano emozioni, stati d’animo, mutevolezza delle convinzioni personali di quel preciso momento, cambiamenti repentini di idee, di umore e di partner, di compagni e di amanti occasionali, o semplici amicizie soggette all’usura del tempo. La famiglia di fatto, materialisticamente intesa, è di per sé soggetta e relativa alla progressione degli stati di vita e delle convivenze provvisorie e momentanee, intrinsecamente instabili e soggetta alla mutevolezza della volontà e del consenso attuale di volta in volta espresso.
Di altro livello è la famiglia verticale, che può nascere da quella orizzontale, ma dovrebbe essere la famiglia di diritto come dimensione valoriale: un modello che ingloba anche la famiglia di fatto, ma trascende la circolarità degli eventi ponendo una direzione e una spinta con l’altro verso l’alto. Con molta fatica e sacrificio, oltre le singole situazioni orizzontali e contingenti, la famiglia di rilievo pubblico rimane una societas naturalis inalterata nel tempo e nello spazio, poiché costituisce la struttura fondamentale della relazione umana, che spinge ad un continuo auto-superamento individuale.
Tale famiglia di diritto pubblico e quindi giuridicamente tutelata e garantita si fonda sul matrimonio eterosessuale e sulla procreatività come trasmissione di un valore positivo della vita per la vita. Questo non significa che sia un dogma formale a cui ispirarsi  o un modello altissimo e irraggiungibile dai più. Ma costituisce una “via”, una traccia segnata che si può e si deve percorrere perché costituisce, quando si verifica, la risoluzione ai nodi della relazionalità umana. Questa dinamica familiare si svolge per implementare le capacità e le virtù delle singole persone che ne fanno parte, non per soffocare le qualità o per accontentarle compiacendole nei loro difetti, limiti o fini egoistici.
Certamente il premio a questa “formazione sociale” a volte non si vede, perché è alla fine ed è il fine: ci vuole pazienza e lungimiranza, spesso si cade, ma è il premio che  “salva la fatica del cammino familiare”, a volte sofferto e incompreso, costituendo la speranza e il raggiungimento della vera libertà interiore. La relazione familiare è camminare insieme verso un unico fine condiviso, con abitudini, caratteri, tempi diversi, ma il fine è lo stesso. Significa accedere insieme alle domande fondamentali della vita, pretendere il massimo da se stessi e dall’altro, aspettandosi, a volte da soli, a volte tirando l’altro,  spazientendosi, lottando, donandosi tutto fino in fondo.  Perciò il modello familiare non è formale ma sostanziale: la sostanza autentica si manifesta nella forma corretta, che è quella che ha in sé un fine intrinseco: aiutarsi a migliorare, a non peggiorarsi, evitando di accondiscendere l’altro nelle debolezze,   ma aumentando i pregi  e superando le difficoltà o le proprie fragilità esistenziali.
Da qui gli errori del riconoscimento giuridico-pubblico della fattualità privata delle convivenze e della moltitudine dei casi delle c.d. famiglie di fatto, sotto il profilo pubblico della famiglia giuridica.
La dimensione del diritto privato è la dimensione che meglio contempera quell’aspetto orizzontale dell’attualità del consenso, mentre quella pubblica “sfiora”  ma garantisce quella dimensione verticale e assoluta della famiglia. Tenere distinti i due piani tra famiglia giuridica pubblica e il riconoscimento dei singoli diritti individuali, magari racchiusi in un corpus di norme ad hoc che regoli i rapporti amicali di tutti i tipi, costituisce non solo la migliore difesa della famiglia triadica tradizionale, che è quella che ha permesso nei secoli di arrivare fino a noi nell’ordine della generazioni, ma significa evitare di stravolgere giuridicamente un modello di riconoscimento dei diritti e dei doveri naturali fondamentali.
Altrimenti significherebbe aprirsi a un pendio scivoloso,  come è  già stato fatto nell’erronea valutazione dei diritti di inizio vita e come stiamo lentamente accorgendoci sull’allargamento continuo dei presupposti oggettivi e soggettivi per l’accesso al suicidio assistito e all’eutanasia.
Il compito di noi  giuristi cattolici, che vogliamo oggi aprirci a risemantizzare il ruolo della famiglia, “pulendo la tela” da pericolosi luoghi comuni e dalla false giustificazioni, si realizza evidenziando le contraddizioni interne di certe domande e richieste di diritti, da parte di “piccole minoranze”, che sembrano imporsi nel modificare  decisamente la famiglia di diritto pubblico, allargandola all’indifferenza di genere e ad un facile  egualitarismo che non responsabilizza la maturazione del soggetto come persona.
In quest’analisi entra la dimensione religiosa della famiglia, non come corollario o come cornice estetica, ma come fondamento e giustificazione della famiglia. La famiglia secolarizzata sembra aver perso la sua identità divenendo famiglia sintetica o artificiale. Mentre è nella famiglia naturale aperta alla prospettiva religiosa che si coglie la possibilità di una trascendenza, che supera e vince l’incomunicabilità e l’insocievolezza dei sessi o semplicemente le tragiche scelte quotidiane. Da questa spinta verso un ulteriore orizzonte di pensabilità, che appare spesso lontanissimo dalle discussioni giuridiche e giurisprudenziali, siamo partiti per inoltrarci nella ricerca di una recta ratio presente nella famiglia come valore giuridico fondamentale. 
 Lo abbiamo fatto con illustri ospiti come il Presidente Onorario dell’Unione Locale di Firenze l’Avv. Mario Cioffi, che ha portato i suoi saluti ricordando come la famiglia sia fondata sulla persona. Il Presidente dell’Unione Centrale dei Giuristi Cattolici il Prof. Francesco D’Agostino che ha sottolineato come la famiglia sia un struttura sociale che resisterà anche alle richieste giuridiche di snaturamento della famiglia, poiché costituisce un riferimento ineludibile per l’ordine delle generazioni. In questo senso la sfida di coloro che vorrebbero eliminare la famiglia per introdurre altre forme di unione oltre la famiglia è destinata naturalmente a fallire nel tempo.
Il Prof. Ugo De Siervo, ex Presidente della Corte Costituzionale che ha ripercorso nel suo intervento la giurisprudenza a salvaguardia del valore giuridico della famiglia, distinguendo nettamente la famiglia garantita dalla Costituzione da altre forme di convivenza. Il Dott. Gastone Andreazza, Consigliere  nella Sezione Penale della Suprema Corte, che ha analiticamente esaminato i casi più controversi che la Corte Suprema di Cassazione ha affrontato negli ultimi anni, ricostruendo il concetto giuridico di famiglia a partire da alcune contraddizioni presenti nelle motivazioni delle decisioni e della normativa sul riconoscimento dei figli legittimi ex art.251 c.c.
Il Prof. Paolo Nepi, Ordinario di Filosofia morale a Roma Due che ha ribadito la fondazione antropologica della famiglia come istituto centrale su cui basare la relazionalità umana. Successivamente è intervento il Prof. Alessandro Catelani, Ordinario di Diritto Costituzionale a Siena che ha denunciato la deriva relativista che tenta di destrutturare la famiglia mettendo alla prova il diritto naturale.
Infine il Dott. Giacomo Rocchi Consigliere presso la corte Suprema di Cassazione che ha messo in evidenza il ruolo di alcuni magistrati della Suprema Corte, in particolare prendendo in esame alcuni casi decisi dalla sezione civile, che tramite l’uso degli obiter dictum ampliando le motivazioni oltre la soluzione del petitum per inoltrarsi, spesso inavvertitamente, in una funzione nomofilattica che supplisce alla potestà legislativa.
Il convegno ha visto la partecipazione di numerosi notai del Distretto Notarile di Firenze e Provincia e dell’Ordine degli Avvocati di Firenze. Un particolare ringraziamento al Notaio Mario Buzio, all’Avv. Ugo Franceschetti e ai giovani giuristi dello Jus club di Firenze per l’aiuto nell’organizzazione del prezioso evento fiorentino.
Francesco Zini
Presidente dell’Unione Locale di Firenze

Unione Romana
La Presidenza dell’Unione Romana a seguito del rinnovo del Consiglio direttivo ha preso l’iniziativa di presentarne i componenti alle Autorità ecclesiastiche che con il loro magistero sostengono l’UGCI e le Unioni locali.
Il primo pensiero è andato all’Ordinario diocesano, il quale sia pure in tempi lontani con il suo parere favorevole ha consentito la costituzione della nostra Unione e nel caso di Roma è impersonato dal Vicario del Papa, oggi espresso da Sua Eminenza il Cardinale Agostino Vallini.
Subito dopo il proponimento è stato quello di manifestare la vicinanza e l’attaccamento al Consulente Ecclesiastico Centrale, Sua Eminenza il Cardinale Francesco Coccopalmerio nei confronti del quale l’Unione Romana ha un particolare legame non solo per la medesima residenza.
Giovedì 12 giugno 2013 alle ore 10,30 è stata fissata l’udienza con il Vicario ed ha visto, insieme alle cariche istituzionali ed al nostro Consulente ecclesiastico don Davide Cito, la presenza della maggior parte dei componenti il Consiglio direttivo.
Per la consueta benevolenza del Cardinale Vallini l’incontro ha assunto subito il carattere dell’estrema cordialità nel ricordo dei vari incontri già verificatisi in occasione delle celebrazioni delle Sante Messe organizzate dall’Unione Romana per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario della Suprema Corte di Cassazione. Il Presidente Ciapparoni unitamente alla presentazione dei componenti il Consiglio direttivo ha consegnato al Cardinale i volumi relativi agli incontri di studio organizzati dalla nostra associazione: 18 aprile 1948 un patrimonio comune, Il Patto Atlantico: imposizione politica o necessità militare? (1949-2009), La solidarietà nel dopoguerra: la Riforma agraria del 1950 e Famiglia prima impresa: il Vicario ha ringraziato mostrando altresì soddisfazione per l’incisività dei temi trattati.
Relativamente al futuro il Cardinale Vallini ha raccomandato un’attività di ricerca delle aspirazione dei giovani compiuta dai giovani dell’Unione, con il sostegno dei “più maturi”, per tornare all’animazione cristiana dell’ordine temporale negli impegni familiari, professionali e sociali.
L’incontro si è concluso con il riconoscimento del vincolo che lega l’Unione Romana ad iniziative di promozione cristiana, come il Vicario ha ricordato, in un clima di grande serenità e familiarità.
(f.c.)
Giovedì 3 ottobre 2013 si è svolto il piacevole incontro di presentazione del nuovo Consiglio direttivo dell'Unione Romana, con il proprio Consulente ecclesiastico don Davide Cito, a S. Em.za Rev.ma il Cardinale Francesco Coccopalmerio presso la sede del Suo dicastero, il Pontificio Consiglio per i testi legislativi; il Presidente Ciapparoni, dopo aver formulato gli auguri per l'imminente onomastico, è passato alla presentazione dei singoli componenti dl Consiglio.
Il Cardinale, nel congratularsi con il nuovo organo associativo, ha presentato il luogo dell'incontro come il luogo fisico dove sono stati redatti i più recenti Codici di Diritto canonico manifestando l'auspicio, voluto dallo stesso Pontificio Consiglio, che si identifichi come la “Casa" di tutti gli esperti del diritto e non solo canonico. Anzi su tale punto il Cardinale ha anche sottolineato come il Suo dicastero ha un rapporto diretto con i canonisti di tutto il mondo, partecipando a tutte le iniziative ed eventi che le molteplici associazioni dei cultori di questo diritto pongono in essere al fine di esporre le esigenze sociali delle varie regioni. In questo quadro un auspicio grande è quello ad un diritto canonico comune valevole almeno a livello europeo.
Il pensiero del Cardinale Coccopalmerio verso i giuristi di ispirazione cattolica è soprattutto nel senso che i medesimi debbono essere "sensibili" verso le persone, in special modo per quelle sofferenti "come se fossero Gesù incarnato". L'augurio per il futuro è invece quello di una formazione dottrinale e spirituale continua da parte del giurista cattolico e a tal proposito il Cardinale ha confermato la costituzione della figura dei Consulenti ecclesiastici regionali che verranno nominati dai presidenti delle Conferenze episcopali regionali e che saranno i "coordinatori" dei consulenti ecclesiastici delle singole Unioni locali, proprio al fine di accentuare l'aspetto spirituale ed ecclesiale.
Proprio in linea con questo intendimento l'Unione Romana, per voce del suo presidente, ha espresso l’intenzione di programmare incontri da affiancare alla inveterata consuetudine dell’appuntamento fisso per la Celebrazione eucaristica in occasione del Primo Venerdì del mese. La benevola esortazione del Cardinale si rivolge, quindi, ai consulenti ecclesiastici che di concerto con il Consiglio direttivo si attivino per accentuare la dinamicità degli incontri sociali anche con la previsione di una lectio divina ricorrente.
Il Presidente Ciapparoni, infine, dopo aver consegnato il volume Famiglia prima impresa che raccoglie i contributi dei relatori che hanno partecipato all’incontro di studio organizzato dall’Unione Romana, ha rivolto al Cardinal Coccopalmerio la sommessa preghiera di esaudire l’aspirazione del Consiglio direttivo di essere ammessi alla Santa Messa officiata dal Santo Padre presso la cappella di Santa Marta.
La riunione si è poi serenamente sciolta con la colloquiale esposizione di tanti propositi che l'Unione Romana, oltre ad aver progettato per l'anno venturo si augura di poter porre in essere praticamente.                                             (G.Barone)

Unione Romana
È con piacere che si segnala come le iniziative che sono state realizzate dall’Unione Romana trovino positivo riscontro al di fuori dei propri confini geografici: se ne riporta una duplice dimostrazione.

Da “Il Popolo”, settimanale della Diocesi di Concordia-Pordenone in data 9 giugno 2013 a firma dell’avvocato Pompeo Pitter Presidente dell’Unione di Pordenone.

“«Pubblicazione Unione Giuristi Cattolici di Roma – “Famiglia prima impresa” L’Unione Giuristi Cattolici di Roma ha pubblicato un agile volumetto che raccoglie gli interventi svolti in un Convegno sul tema “Famiglia prima impresa”. Alla prefazione del prof. Fabrizio Ciapparoni, Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Roma, fanno seguito i testi di sei interventi, tra i quali vanno segnalati, per la loro importanza, quelli del prof. Giuseppe Dalla Torre, Rettore dell’Università LUMSA, del prof. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, del prof. Stefano Zamagni dell’Università di Bologna, e del prof. Piero Sandulli dell’Università di Teramo.
Tutti questi contributi riguardano ciò che la famiglia è e soprattutto ciò che essa dovrebbe essere, ossia una formazione che il diritto dovrebbe meglio tutelare perché può svolgere attività di grande rilevanza sociale, dall’allevamento dei figli all’assistenza degli anziani e agli handicappati. Oggi la si preferisce sostituire “con un incremento di sanitarizzazione: anziché volerla trasformare, in modo assai più efficace ed anche economico, nel terminale della solidarietà e dello Stato sociale, dando ad essa i mezzi per poter, efficacemente, prendersi cura di situazioni di disagio” (così il prof. Sandulli). Nella nostra società dominata dall’individualismo l’attenzione è invece rivolta al solo individuo e la famiglia è vista da molti esclusivamente come il luogo degli affetti, sicché, quando muore l’affetto, viene con ciò stesso meno la famiglia. Ma, osserva il prof. Dalla Torre, “ridurre la famiglia al luogo degli affetti togliendole le funzioni solidaristiche e assistenziali sue proprie, significa recidere proprio l’elemento su cui gli affetti nascono e si producono”. Ed è interessante notare qualche resipiscenza, ad esempio, nel frequente ricorrere avanti ai Tribunali di controversie relative ai “diritti dei nonni”, dove in fondo si viene a prospettare un superamento della mera famiglia nucleare e si afferma che la famiglia va anche intesa in senso più ampio.
In sostanza, la famiglia va vista come soggetto volto “da un lato ad adempiere ai propri naturali compiti e dall’altro, nella sua qualità di soggetto sociale, partecipare al raggiungimento di quel prodotto finale, in buona parte economico, che si è solito chiamare welfare, ovvero il benessere della società nazionale” (così, nell’introduzione, il coordinatore dell’opera prof. Ciapparoni).
Abbiamo riferito solo alcuni spunti offerti dal libro, che però ne offre anche molti altri di grande interesse. E alla fine ci si chiede perché mai il nostro legislatore – anche a prescindere da altre gravi omissioni – non abbia mai voluto riconoscere alla famiglia la personalità giuridica, quando la riconosce anche a formazioni sociali di importanza ben minore.»

Dalla 47a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani La famiglia, speranza e futuro per la società italiana Torino, 12-15 settembre 2013
Le politiche familiari per il bene comune Relazione del Prof. Stefano ZAMAGNI

Una volta postulato che all’interno della famiglia non v’è produzione di sorta, si arriva a comprendere perché nel calcolo del reddito nazionale non vi sia posto per tutto ciò che di produttivo la famiglia realizza. Così, per fare un esempio: il pasto preparato in famiglia non viene contabilizzato come attività di produzione, ma come attività di consumo misurata dall’acquisto sul mercato dei beni che servono alla preparazione del pasto stesso. Eppure, il medesimo pasto consumato in un ristorante viene contabilizzato come attività di produzione. Ancora: la cura di un minore svolta da un genitore entro le mura domestiche è contabilizzata come attività di consumo; la medesima cura fornita da una “colf” entra invece nel calcolo del reddito nazionale, come espressione di attività produttiva. E così via. Il secondo presupposto di una nuova politica della famiglia concerne la soggettività economica della stessa. Come suggerisce il titolo di una recente pubblicazione dell’Unione Giuristi Cattolici di Roma, la famiglia è la prima impresa, in quanto produttore di esternalità sociali positive per l’intera società. Se le cose stanno – come stanno – in questi termini il sostegno economico deve allora assumere il carattere della restituzione ovvero della compensazione e non già – come continua ad essere – della compassione o dell’assistenzialismo paternalistico.
(Avvenire Venerdì 13 settembre 2013)


Unione Locale di Vicenza

Fede e libertà secondo le Scritture:  incontro preparatorio al Festival Biblico tra  il card Camillo Ruini ed il prof. Galli della Loggia. 

Il significato di un  convegno e di un incontro per il bene comune:
Una speranza tra fede e libertà


Di fronte alle notizie negative, alle lamentele, alla crisi economica e morale, all'illegalità diffusa non ci sono etichette o richiami generici che tengano: ilcredente è talvolta un non credente e il non credente rischia di essere disorientato. Eppure possono essere due possibili, creativi vasi comunicanti. Si può fare fronte comune in modo positivo e propositivo, mostrando quanto ci unisce creare contatti, rifondare, rimettere associazioni in movimento perché qualcosa si comunichi e attraversi l'imperfezione umana. Si può cercare una comunione di intenti nei valori condivisi nella fede, nella libertà. Il nemico è comune: la paura e la conseguente dipendenza da elementi esterni  possono essere importanti ma non essenziali.
Seguendo le indicazioni del vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol, in questo senso si è realizzato anche a Vicenza uno specifico incontro tra credenti e non credenti.  Si è realizzato anche a Vicenza il Cortile dei gentili, uno spazio di dialogo tra credenti e non credenti al servizio della persona e del bene comune. L'idea è stata sviluppata inizialmente dal card. Ravasi  su  suggerimento di Benedetto XVI. Lo stesso Ravasi ha concretizzato questo intento incontrando ad Assisi il presidente Napolitano.
Fede e libertà, temi del successivo Festival biblico,  sono stati il tema della serata di specifico interesse per l'associazione dei giuristi cattolici che tende,  secondo le indicazioni del card. Nicora, già assistente spirituale nazionale, ad una fecondazione reciproca tra fede e diritto. Così l'Unione giuristi cattolici italiani Sezione di Vicenza ha contribuito ad organizzare l'incontro tra uno dei protagonisti della vita nella Chiesa istituzionale, il card Ruini,  insieme ad uno dei più importanti ed influenti intellettuali italiani, il prof. Galli della Loggia.
Si è constatato che è possibile partendo da un ambito strettamente confessionale, avere fede nella libertà. La libertà accettata con il necessario discernimento offre lo spazio e il tempo per consentire al credente di realizzare la volontà di Dio nella sua vita.  E la forza della fede  sussiste anche all'interno di un sistema di valori che parte da un punto di vista esclusivamente umano e  la pone in discussione.  Il card. Ruini ha sottolineato che non pregiudica il credente la libera formazione delle leggi con il metodo democratico della maggioranza parlamentare. Il credente, talvolta in posizione minoritaria, sarà comunque libero di manifestare il suo pensiero e la sua contrarietà a certe posizioni in materia di valori non negoziabili che siano state approvate. Galli della Loggia ha sottolineato significativamente l'opportunità comunque di un argine: “la fede non può che presupporre la libertà ma non si può essere liberi di tutto a 360 gradi”. Questo tempo di difficoltà è l'occasione per provare la vera fede delle minoranze creative indicate dal card Ratzinger in un suo famoso discorso a Subiaco.
L'incontro con Galli Della Loggia è stata anche l'occasione di una testimonianza significativa di una libertà nella fede, cioè di una libertà chiamata ad esprimersi anche in un ambito di fede. Galli Della Loggia con un significativo riconoscimento ha sottolineato, tra l'altro, come tutto il cristianesimo sia una maestosa costruzione della cultura che domina la natura. Chi ha cultura e non pregiudizi riconosce che la fede è ed è stato un prezioso e possibile contributo alla civiltà contribuendo anche come cultura per vedere, come hanno sottolineato alcuni antropologi contemporanei, tutta la realtà, a partire dalle persone più bisognose di riconoscimento, e  dar loro, dare al reale,  un senso.
In un dialogo con Benedetto XVI il filosofo centenario Jurgen Habermas ha sottolineato la possibilità di un apprendimento complementare tra ragione laica e ragione teologica .Con consapevolezza umile Joseph Ratzinger ha evidenziato che non si deve “dare adito all'illusione che la teologia abbia una risposta per ogni cosa”. Per questo anche il diritto può dare il suo contributo. E ci mostra un imperativo spesso  dimenticato. Ad ogni diritto, anche a quello di essere liberi corrisponde un dovere che gli  conferisce il massimo significato, la sua ratio. Il dovere più alto, è quello di amare il prossimo come me stesso. Come, non necessariamente di più, sottolineava, con una punta di ironia, lo scrittore Herman Hess...
Ma per cercare di realizzare questo slancio dimenticato anche il diritto non basta: ad esempio "non si può dire che i diritti umani esistono in un mondo in cui non li si fa rispettare, allora per continuare a credere in questi diritti ci serve qualcosa di più che leggi e esortazioni. Ci serve qualcosa di più vicino alla fede" (Smarrimento dei diritti umani Adam Haslett in Il sole 24 ore 20 giugno 2010 p.26).
Si può avere fede, quindi riflettere, ringraziare, guardare a chi opera con slancio la sua missione. L'incontro è stata l'occasione per guardare ad una esperienza dinamica di fede, una di quelle Comunità di nuova evangelizzazione realizzate secondo l'intento di Benedetto XVI e Mons. Fisichella , la Comunità Abramo di Chiampo. La stessa  ha organizzato il Convegno nel quale si è situata  la conferenza ed è stata   capace di far confluire varie forze nella preparazione dell'evento e ora promuove anche una attività missionaria in Europa e nel mondo. Quest'estate la Comunità si è impegnata  mandando giovani missionari a Malta (ha riaperto una Chiesa chiusa), in Ungheria,  nelle Filippine, in Messico e  in Colombia.
Si lavora e si crede meglio se testimoni mostrano uno slancio e provano la possibilità pratica di vivere concretamente l'esperienza spirituale. Essa può innervare anche l'esperienza giuridica. Si può sperimentare l'unica metafisica breve del Novecento, quella che il professor Mercadante ha trovato inGiuseppe Capograssi, il grande filosofo del diritto: la speranza:
“tre sono i bisogni costitutivi dell’individuo contemporaneo: il bisogno dell’eguaglianza, il bisogno dell’amicizia, il bisogno della speranza. Tutti e tre i bisogni costituiscono il contenuto concreto e pratico, da cui nascono tutti i movimenti contemporanei, e determinano il contenuto dell’idea di libertà, che l’individuo contemporaneo ha nell’animo, e dell’idea di giustizia che egli vorrebbe fosse realizzata nei fatti". ( G.Capograssi).
E per trovare la speranza non bastano i ragionamenti. Come è stato scritto. “ Il peso di
questo mondo si può portare solo in ginocchio”( Gomez Davila). Per questo di fronte alle domande che vengono dall'abbandono e dalla crisi la risposta il cattolico trova le sue risposte nella preghiera.. Ma le fonti di ispirazione sono innumerevoli, nella libertà nell'ottica del bene comune. Il cattolico può riscoprire anche i frutti della passione e della ragione. A esempio nella letteratura una sorgente universale di significato, come ha indicato e scritto il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro. Talvolta anche la letteratura in alcune sue manifestazioni può essere quasi come una nuova, altra Scrittura.
Non a caso il card Ruini e il prof. Galli della Loggia sono stati  introdotti dallo scrittore Alessandro Zaccuri che ha riconosciuto anche nei suoi libri ampi spazi letterari di convergenza tra credenti e non: la presenza di Cristo è continuamente rinnovata nel tempo anche in ogni persona che viene malmenata o percossa. Si tratta della vittima inerme enunciata dalla più avanzata antropologia. Secondo Zaccuri essa "diventa un'immagine, per quanto abissalmente inadeguata e incerta del Crocifisso". ( In terra sconsacrata A. Zaccuri 2008 p.32).
Ha partecipato all'incontro anche il direttore del Festival Biblico Mons. Roberto Tomasi  che ha posto l'evento tra quelli preparatori del Festival biblico realizzando così una importante sinergia tra associazioni ed eventi,ecclesiali e culturali.
Così, nonostante la complessità e la vastità dei temi trattati, nonostante fosse la prima volta che personalità così autorevoli e laiche si affacciavano in un ambito confessionale, si è concretamente realizzato, per chi vuol vedere, la bozza di un dialogo importante tra fede e ragione.
Per questo, in un incontro nato da un convegno sotto il segno dello Spirito di comunione, volendo, si può cogliere, proprio con lo spirito giusto, un riconoscimento reciproco tra credenti e non, constatare che l’esistenza di  differenze creative può determinare nuove fonti di crescita comunitaria e individuale. Ciò può offrire un utile strumento anche al disagio morale ed economico che sta attraversando il nostro Paese per tentare di costruire  insieme, nella fede e nella libertà, un nuovo volto al bene comune.
L'incontro tra Ruini e Galli Della Loggia, momento di liberazione dalle etichette talvolta contrapposte di credente e non credente per sviluppare il massimo dialogo, è coinciso significativamente, senza alcun deliberata programmazione degli organizzatori, con il 25 aprile, giorno in cui si ricorda la liberazione dal nemico. Con questa simpatica constatazione che induce al sorriso, accennata anche dal vescovo di Vicenza, con questa apertura di spirito possiamo rinnovare ogni giorno questa esperienza di liberazione. Siamo consapevoli che la liberazione è preceduta spesso dalla lotta al male,  come ci insegna anche la stessa storia che, nel giorno in cui si è svolta la conferenza,  ricorda proprio la Liberazione. Non è importante comunque solo la liberazione esterna ma anche quella interna. Come scrivevano i Padri del Deserto: “i demoni non sono corpi visibili, ma noi diveniamo i loro corpi. Allorchè accettiamo da loro pensieri tenebrosi. Poiché avendo accolto tali pensieri, noi accogliamo i demoni stessi  e li rendiamo corporalmente manifesti” (Antonio il Grande in Detti e fatti dei padri del deserto  a cura di Cristina Campo )
Così dobbiamo  partire da noi stessi. Con speranza e intelligenza, guardando al reale e cercando il bene comune. Anche con una professione di fede. Per questo da giuristi cattolici attendiamo  con umiltà e dinamismo lo Spirito giusto per accogliere le nuove sfide del nostro tempo.
“La nuova sfida che sta davanti al noi è in ogni caso molto difficile per il saldarsi di una cultura incentrata sui desideri individuali con le possibilità sempre nuove offerte dalle biotecnologie. Perciò siamo tutti chiamati a potenziare le risorse morali e culturali con le quali volgere questa nuova sfida a favore dell'uomo. I credenti in Cristo sanno che in quest'opera l'umanità non è abbandonata a se stessa perché il divenire della storia è anzi tutto nelle mani di quel Dio che è amico dell'uomo” ( C. Ruini nel testo inserito nel volume Valori giuridici fondamentali preparato per il corso dei giuristi cattolici, Roma 2012 Aracne p.25)

Avv. Mirko Ruffoni presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani sezione di Vicenza.




domenica 12 maggio 2013

Dalle Unioni Locali

Unione Locale di Cosenza
Sportello mensile ascolto

Mercoledì 8 maggio 2013, dalle ore 15 e 30 alle ore 17 e 30, in Rende di Cosenza, presso i locali del centro ascolto per anziani di Via Rossini, l'UGCI Cosenza, rappresentata nell'occasione dagli Avv.ti Nadya Vetere e Federico Montalto, darà corso allo" sportello mensile di informazione, orientamento e consulenza legale gratuita con divieto assuluto di assistenza". L'iniziativa deliberata all'unanimità vedrà impegnati, a turno, una volta al mese, tutti gli inscritti della locale Unione.

Unione locale di Firenze
Rinnovo cariche sociali

Il giorno 25 gennaio 2013 l'Assemblea dei Soci, appositamente convocata, ha proceduto al rinnovo delle cariche per il prossimo quadriennio.
Il Presidente uscente Avv. Mario Cioffi, dopo aver ringraziato per la collaborazione ricevuta negli oltre sedici anni di ininterrotta presidenza, ha chiesto di essere esonerato da ogni incarico associativo, anche al fine di agevolare il ricambio generazionale con l'assunzione di ruoli di responsabilità da parte di Soci in grado di apportare nuove energie. L'Assemblea ha quindi nominato i nuovi cinque Consiglieri nelle persone di Mario Buzio, Francesca Caprini, Francesco Farri, Ugo Franceschetti, Francesco Zini. Il Consiglio Direttivo così formato ha eletto Presidente Francesco Zini.
Tutte le nomine sono avvenute all'unanimità.
L'Assemblea sociale ha ringraziato il Presidente emerito Avv. Mario Cioffi per la passione, l'equilibrio e il generoso impegno di tanti anni, e in considerazione del ruolo svolto e dei tangibili risultati conseguiti in termini di credibilità ed immagine, ha deliberato di conferirgli il titolo di Presidente Onorario dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani di Firenze.
Pertanto gli incarichi sono così distribuiti:

PRESIDENTE ONORARIO: AVV. MARIO CIOFFI
PRESIDENTE EFFETTIVO: DOTT. FRANCESCO ZINI
VICE PRESIDENTI: NOT. MARIO BUZIO - AVV. FRANCESCA CAPRINI
CONSIGLIERI: AVV. FRANCESCO FARRI - AVV. UGO FRANCESCHETTI
CONSULENTE ECCLESIASTICO: DON DOTT. PEDRO DANIEL DALIO

Unione Locale Lanciano Ortona

Relazione attività svolta nel 2012

L’Unione Locale Giuristi Cattolici di Lanciano-Ortona ha proseguito nel 2012 lo svolgimento di iniziative e attività dirette all’approfondimento – come negli anni precedenti - di problematiche giuridiche, religiose, morali, sociali, alla luce dei principi dell’etica cristiana.

L’Associazione ha  tenuto numerosi incontri (con la presenza anche di familiari) durante i quali il Consulente Ecclesiastico Don Biagio Ngandum ha guidato tutti in riflessioni di carattere spirituale, principalmente in prossimità e in preparazione delle festività natalizie e pasquali.

Una iniziativa particolare, nel corso dell’anno, è stata quella svolta a Torino di Sangro, presso l’Oasi Naturalistica “Fernando Del Re”, in collaborazione con ”L’Opera di San Tommaso Apostolo” di Ortona. Si è trattato di un incontro svolto nel mese di aprile, alla presenza di un folto pubblico, avente per oggetto la vita e le opere dell’Apostolo Tommaso e la ricognizione delle reliquie conservate nella Cattedrale del Santo in Ortona.

L’incontro è stato apprezzato particolarmente dagli abitanti del luogo, che hanno avuto modo di apprendere aspetti e vicende della vita di San Tommaso mai conosciute in precedenza, e soprattutto che le Sue reliquie sono conservate nella Cattedrale di Ortona.

In sede assembleare, è stato affrontato anche il tema sul fondamento del diritto, oggetto del discorso tenuto da Papa Benedetto XVI in occasione della visita di Sua Santità al Parlamento Tedesco in data 22 settembre 2011. E’ stato evidenziato, in tale occasione, quale debba essere l’impegno dell’uomo politico nella partecipazione alla vita pubblica e come ogni sua azione debba rimanere subordinata sempre all’attuazione della “Giustizia”, secondo la legge iscritta nel cuore di ogni uomo.

Il Cristianesimo ha fondato sull’armonia tra natura e ragione le vere fonti del diritto e su tale armonia, illuminata dalla ragione creatrice di Dio, poggiano i criteri per distinguere il bene dal male. Tali principi Papa Benedetto ha voluto ricordare ai componenti del Parlamento della Sua Nazione. E’ facile poi considerare come il messaggio da Lui rivolto sia valido e diretto nei confronti di tutti i popoli.

Nell’ultimo periodo dell’anno, precisamente in data 30 novembre 2012, l’Unità Locale ha organizzato e svolto, in Collaborazione con L’Ordine degli Avvocati di Chieti, nella sede della Sezione Staccata di Ortona del Tribunale Civile e Penale, un Convegno avente per tema “L’affido condiviso”, istituto disciplinato dalla legge 08 febbraio 2006, che ha modificato alcuni articoli del codice civile. Relatore è stato il Dott. Geremia Spinello, Presidente del Tribunale di Chieti, e l’incontro ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico, tra cui molti professionisti del settore giuridico.

Il tema della famiglia è un tema molto avvertito nell’ambito della Comunità. Particolarmente sentita è la problematica che riguarda i figli i quali - è stato sottolineato dal relatore e anche da numerosi intervenuti al dibattito – sono quelli che maggiormente risentono gli influssi negativi che derivano dal conflitto tra i genitori, mentre è certo che sono loro, in ragione dell’età, che hanno maggiore bisogno di serenità.

Effetti evidenti, tenuto conto del poco tempo trascorso dall’entrata in vigore della legge, non sono ancora chiaramente avvertiti, ma si può ragionevolmente affermare che situazioni migliorative possano realmente conseguirsi.

Verso la fine dell’anno è stato affrontato anche il discorso sulla durata del Direttivo in carica, il cui periodo, com’è noto, è stato elevato – in sede Centrale - a quattro anni dal Consiglio dell’Unione,  in riforma della precedente norma statutaria.

E’ stato ritenuto dalla nostra Assemblea Locale, in considerazione della sostanziale unitarietà tra i regolamenti dell’Unione Centrale e quelli delle Unioni Locali, che ciascuna Unità locale possa ritenere automaticamente estesa al proprio regolamento la nuova disposizione dell’Unione Centrale e ritenere, quindi, automaticamente prorogato il Direttivo in carica per effetto, appunto, della nuova norma.

La decisione è stata formalizzata in tal senso dalla nostra Assemblea in data 01.febbraio 2013.

Ortona, 26 aprile 2013

                                                                                                                          IL PRESIDENTE

Dott. Giuseppe Carinci

 

Unione  Locale di Roma
LA REVISIONE DEL TITOLO V DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE

Conversazione tenuta dal prof. Vittorio DI CIOLO il 15 febbraio 2013

Il relatore ha illustrato i problemi dello Stato regionale dibattuti in seno all’Assemblea Costituente. Espone quindi il titolo V della Costituzione del 1948, relativo alle Regioni, Province e Comuni. Si sofferma poi sul ruolo delle così dette « leggi cornice».

Illustra poi la revisione del titolo V parte II Costituzione operata dalla legge costituzionale 18.10.2001, n. 3 ed il contenuto della legge 5 giugno 2003 (così detta legge La Loggia) contenente disposizioni per l’adeguamento alla legge costituzionale succitata.

Come evidenziato dalla dottrina e dalla giurisprudenza, la citata legge costituzionale n. 3/2001 mostra vari punti di criticità, riconducibili ad una confusione nell’elenco delle materie affidate alla legislazione dello Stato e delle Regioni ed alla mancanza di un luogo della mediazione.

Pertanto, negli anni dal 2002 al 2006 la Corte Costituzionale ha dovuto affrontare un notevole contenzioso giuridico svolgendo un importante «ruolo di supplenza non richiesto e non gradito», secondo le parole pronunciate dal Presidente della stessa Corte il 2 aprile 2004.

Tra le molte sentenze della Corte Costituzionale, il relatore si è soffermato sulla n. 3 del 2003, che ha recuperato la flessibilità mancante facendo ricorso al principio di sussidiarietà dinamica, che l’articolo 118 Costituzione riferisce alle sole funzioni amministrative. Con essa la Corte ha istituito un vaso comunicante tra le competenze amministrative e quelle legislative dello Stato.

Il prof. Di Ciolo ha poi spiegato che la maggioranza di centrodestra, che ha vinto le elezioni il 14 maggio 2001, ha promesso un’ampia riforma della parte II Costituzione, andando ben oltre la riforma del titolo V. Tale riforma è stata sottoposta a vivaci critiche da parte di molti giuristi e dall’opposizione di centrosinistra.

Tale riforma, approvata in via definitiva dal Senato il 16.11.2005, in quanto approvata a maggioranza assoluta delle Camere è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e sottoposta a referendum, ai sensi dell’art. 138, 2° comma Costituzione. Il referendum – svoltosi il 25 e 26 giugno 2006 – NON è stato favorevole alla approvazione del testo.

L’autore cita la dottrina essenziale in argomento e ricorda le pregevoli indagini conoscitive svoltesi a partire dal 2001 sugli effetti prodotti dalla revisione del titolo V parte II Costituzione.

Il prof. Di Ciolo illustra infine il d.d.l. costituzionale presentato al Senato il 15 ottobre 2012 recante disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale (cfr. Senato, n. 3520) presentato dal Governo Monti.

Al termine  della conversazione, alcuni presenti hanno svolto considerazioni sul tema e rivolto domande. (V.D.C.)

La celebrazione delle Palme dell’Unione romana

Sabato 31 marzo 2013, l’Unione Romana ha proseguito nella tradizione, ormai più che decennale, di solennizzare la vigilia della Domenica delle Palme, con una celebrazione eucaristica svoltasi nella bella e raccolta cornice della Chiesa di S. Lucia della Tinta, sita al centro di Roma nei pressi di Piazza Nicosia.

La S. Messa festiva con la lettura recitativa del Passio, è stata concelebrata dal Mons. Giordano Camberletti, Prelato Uditore della Rota Romana,e dal Prof. don Davide Cito, dell’Università Pontificia della S. Croce, Consulente Ecclesiastico dell’Unione Romana. E’ seguito il suggestivo rito della benedizione delle Palme, con la successiva consegna del tradizionale ramoscello di ulivo a ciascuno dei presenti.

Il rito religioso è stato preceduto da questa dotta meditazione del nostro Consulente Ecclesiastico don Davide Cito sul “Mistero Pasquale e Cammino di Fede”:

«La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv 17,22). Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore» (Lett. Ap. Porta fidei, 1).



L’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, è iniziato questo Anno della Fede che terminerà nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il prossimo 24 novembre 2013.

Ci stiamo apprestando a vivere la Settimana Santa di questo Anno della Fede settimana che, per noi cristiani, è la settimana più importante dell’anno, che ci offre l’opportunità di immergerci negli eventi centrali della Redenzione, di rivivere il Mistero pasquale, il grande Mistero della fede. I solenni riti liturgici ci aiuteranno a meditare in maniera più viva la passione, la morte e la risurrezione del Signore soprattutto nei giorni del Santo Triduo pasquale, fulcro dell'intero anno liturgico. «Possa la grazia divina aprire i nostri cuori alla comprensione del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal sacrificio di Cristo» (Benedetto XVI Udienza, 8-4-2009).

Tanti avvenimenti hanno caratterizzato questo Anno della Fede, in particolare a partire dall’11 febbraio scorso, in cui siamo stati colti dalla sorpresa dell’annuncio della rinuncia di Papa Benedetto al ministero “attivo” di Vescovo di Roma fino all’elezione di Papa Francesco, in certo senso pure inaspettata, ma che rappresenta un regalo speciale dello Spirito Santo.

E tutto questo fa parte del cammino della Fede della Chiesa, che cammina alla presenza del Signore come ha ricordato Papa Francesco nella sua prima omelia ai Padri Cardinali elettori giovedì 14 marzo scorso.

Siamo stati testimoni di momenti particolarmente significativi della “fede” come risposta all’amore di Dio, come accoglienza piena di stupore e di gratitudine all’iniziativa divina (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2013).

In questa meditazione vorrei ripercorrere aiutato soprattutto da brani tratti dal Magistero di Benedetto XVI e di Papa Francesco questi primi mesi dell’Anno della Fede in modo che ci possano aiutare a vivere il mistero Pasquale con profondità e disponibilità, ma non come semplice comprensione intellettuale ma come momento di conversione che il Signore ci offre come promessa di chi “è venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Aspetto essenziale di questa vita è la somiglianza con Dio che è Amore. Per questo Benedetto XVI ci ha ricordato nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno che: «Il cristiano è una persona conquistata dall’amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore - «caritas Christi urget nos» (2 Cor 5,14) –, è aperto in modo profondo e concreto all'amore per il prossimo (cfr. ibid., 33). Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio».

«L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr At 5,31). Per l’apostolo Paolo, questo Amore introduce l’uomo ad una nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita” (Rm 6,4). Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La “fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (cfr Rm 12,2; Col 3,9-10; Ef 4,20-29; 2Cor 5,17)» (Lett. Ap. Porta fidei, 6).



«Ma – si chiedeva Benedetto XVI - la fede è veramente la forza trasformante nella nostra vita, nella mia vita? Oppure è solo uno degli elementi che fanno parte dell’esistenza, senza essere quello determinante che la coinvolge totalmente?» (Udienza 17-10-2012) Le catechesi dell’Anno della Fede sono state e continuano ad essere un aiuto a fare un cammino per rafforzare o ritrovare la gioia della fede, comprendendo che essa non è qualcosa di estraneo, di staccato dalla vita concreta, ma ne è l’anima. La fede in un Dio che è amore, e che si è fatto vicino all’uomo incarnandosi e donando se stesso sulla croce per salvarci e riaprirci le porte del Cielo, indica in modo luminoso che solo nell’amore consiste la pienezza dell’uomo. «Oggi è necessario ribadirlo con chiarezza, mentre le trasformazioni culturali in atto mostrano spesso tante forme di barbarie, che passano sotto il segno di “conquiste di civiltà”: la fede afferma che non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da Dio, si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro. Dove c’è dominio, possesso, sfruttamento, mercificazione dell’altro per il proprio egoismo, dove c’è l’arroganza dell’io chiuso in se stesso, l’uomo viene impoverito, degradato, sfigurato. La fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la vita, anzi la rende pienamente umana». (Udienza 17-10-12)

«La fede è accogliere questo messaggio trasformante nella nostra vita, è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi. Certo, il mistero di Dio resta sempre oltre i nostri concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio stesso che si autocomunica, si racconta, si rende accessibile. E noi siamo resi capaci di ascoltare la sua Parola e di ricevere la sua verità. Ecco allora la meraviglia della fede: Dio, nel suo amore, crea in noi – attraverso l’opera dello Spirito Santo – le condizioni adeguate perché possiamo riconoscere la sua Parola. Dio stesso, nella sua volontà di manifestarsi, di entrare in contatto con noi, di farsi presente nella nostra storia, ci rende capaci di ascoltarlo e di accoglierlo. San Paolo lo esprime con gioia e riconoscenza così: “Ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete” (1 Ts 2,13)». (Udienza, 17-10-12).

Successivamente Papa Benedetto si chiedeva: «da dove attinge l’uomo quell’apertura del cuore e della mente per credere nel Dio che si è reso visibile in Gesù Cristo morto e risorto, per accogliere la sua salvezza, così che Lui e il suo Vangelo siano la guida e la luce dell’esistenza? Risposta: noi possiamo credere in Dio perché Egli si avvicina a noi e ci tocca, perché lo Spirito Santo, dono del Risorto, ci rende capaci di accogliere il Dio vivente». La fede allora è anzitutto un dono soprannaturale, un dono di Dio. Il Concilio Vaticano II afferma: «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e sono necessari gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”» (Cost. dogm. Dei Verbum, 5). (Udienza, 24-10-12)

Dalla fede come dono e come risposta personale, il cammino che Benedetto XVI ci ha fatto fare è quello della riscoperta della fede come atto ecclesiale, non come chiusura individuale identificabile con un semplice senso religioso. E lo ha fatto ponendo delle domande molto significative: la fede ha un carattere solo personale, individuale? Interessa solo la mia persona? Vivo la mia fede da solo? E la sua risposta: certo, l’atto di fede è un atto eminentemente personale, che avviene nell’intimo più profondo e che segna un cambiamento di direzione, una conversione personale: è la mia esistenza che riceve una svolta, un orientamento nuovo. Nella Liturgia del Battesimo, al momento delle promesse, il celebrante chiede di manifestare la fede cattolica e formula tre domande: Credete in Dio Padre onnipotente? Credete in Gesù Cristo suo unico Figlio? Credete nello Spirito Santo? Anticamente queste domande erano rivolte personalmente a colui che doveva ricevere il Battesimo, prima che si immergesse per tre volte nell’acqua. E anche oggi la risposta è al singolare: «Credo». Ma questo mio credere non è il risultato di una mia riflessione solitaria, non è il prodotto di un mio pensiero, ma è frutto di una relazione, di un dialogo, in cui c’è un ascoltare, un ricevere e un rispondere; è il comunicare con Gesù che mi fa uscire dal mio «io» racchiuso in me stesso per aprirmi all’amore di Dio Padre. E’ come una rinascita in cui mi scopro unito non solo a Gesù, ma anche a tutti quelli che hanno camminato e camminano sulla stessa via; e questa nuova nascita, che inizia con il Battesimo, continua per tutto il percorso dell’esistenza. Non posso costruire la mia fede personale in un dialogo privato con Gesù, perché la fede mi viene donata da Dio attraverso una comunità credente che è la Chiesa e mi inserisce così nella moltitudine dei credenti in una comunione che non è solo sociologica, ma radicata nell’eterno amore di Dio, che in Se stesso è comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è Amore trinitario. La nostra fede è veramente personale, solo se è anche comunitaria: può essere la mia fede, solo se vive e si muove nel «noi» della Chiesa, solo se è la nostra fede, la comune fede dell’unica Chiesa. (Udienza, 31-10-12)

Ne segue una conseguenza molto importante e che fa della storia della Chiesa una vera e propria storia della salvezza come del resto lo è il Libro sacro. Storia della salvezza non perché si trasmette semplicemente una dottrina ma perché la Parola autentica di Dio ha vivificato e guidato il popolo di Dio lungo la storia. Infatti, vi è un’ininterrotta catena di vita della Chiesa, di annuncio della Parola di Dio, di celebrazione dei Sacramenti, che giunge fino a noi e che chiamiamo Tradizione. Essa ci dà la garanzia che ciò in cui crediamo è il messaggio originario di Cristo, predicato dagli Apostoli. Il nucleo dell’annuncio primordiale è l’evento della Morte e Risurrezione del Signore, da cui scaturisce tutto il patrimonio della fede. Dice il Concilio: «La predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere consegnata con successione continua fino alla fine dei tempi» Cost. dogm. Dei Verbum, 8). In tal modo, se la Sacra Scrittura contiene la Parola di Dio, la Tradizione della Chiesa la conserva e la trasmette fedelmente, perché gli uomini di ogni epoca possano accedere alle sue immense risorse e arricchirsi dei suoi tesori di grazia. Così la Chiesa «nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede» (Udienza, 31-10-12)

Ed è solo in quest’ottica relazionale ecclesiale di reciproca donazione e servizio che si può comprendere la decisione di Papa Benedetto di rinunciare al ministero attivo di Vescovo di Roma, non tornando alla vita precedente di conferenze, viaggi ecc. ma alla preghiera e al nascondimento come modo per continuare a servire la Chiesa in accordo alle sue ridotte forze. Nel cuore del Papa continuiamo ad esserci tutti. La vocazione è definitiva.

Ed è anche in quest’ottica che si può vedere l’elezione di Papa Francesco fuori dagli schemi mediatici o di potere ma di servizio alla Chiesa e per guidare il servizio che la Chiesa deve testimoniare nel mondo.

Dobbiamo sempre più familiarizzarci con il percorso della Rivelazione divina lungo la storia della salvezza e che ha avuto la sua pienezza al momento dell’incarnazione del Verbo, quando il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma infatti che : «Il Figlio di Dio … ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Cost. Gaudium et spes, 22).

Sottolineava in proposito Benedetto XVI: «È importante allora recuperare lo stupore di fronte a questo mistero, lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento: Dio, il vero Dio, Creatore di tutto, ha percorso come uomo le nostre strade, entrando nel tempo dell’uomo, per comunicarci la sua stessa vita (cfr 1 Gv 1,1-4). E lo ha fatto non con lo splendore di un sovrano, che assoggetta con il suo potere il mondo, ma con l’umiltà di un bambino». (Udienza, 9-1-13).

Certamente per percorrere la vita con il Signore, che a volte è difficile, occorre la sua grazia, la preghiera, l’impegno. E in questo senso Benedetto XVI ci poneva dinanzi l’esempio di Maria. Davanti a tutto ciò, possiamo chiederci: come ha potuto vivere Maria questo cammino accanto al Figlio con una fede così salda, anche nelle oscurità, senza perdere la piena fiducia nell’azione di Dio? C’è un atteggiamento di fondo che Maria assume di fronte a ciò che avviene nella sua vita. Nell’Annunciazione Ella rimane turbata ascoltando le parole dell’angelo - è il timore che l’uomo prova quando viene toccato dalla vicinanza di Dio –, ma non è l’atteggiamento di chi ha paura davanti a ciò che Dio può chiedere. Maria riflette, si interroga sul significato di tale saluto (cfr Lc 1,29). Il termine greco usato nel Vangelo per definire questo “riflettere”, “dielogizeto”, richiama la radice della parola “dialogo”. Questo significa che Maria entra in intimo dialogo con la Parola di Dio che le è stata annunciata, non la considera superficialmente, ma si sofferma, la lascia penetrare nella sua mente e nel suo cuore per comprendere ciò che il Signore vuole da lei, il senso dell’annuncio. Un altro cenno all’atteggiamento interiore di Maria di fronte all’azione di Dio lo troviamo, sempre nel Vangelo di san Luca, al momento della nascita di Gesù, dopo l’adorazione dei pastori. Si afferma che Maria «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19); in greco il termine è symballon, potremmo dire che Ella “teneva insieme”, “poneva insieme” nel suo cuore tutti gli avvenimenti che le stavano accadendo; collocava ogni singolo elemento, ogni parola, ogni fatto all’interno del tutto e lo confrontava, lo conservava, riconoscendo che tutto proviene dalla volontà di Dio. Maria non si ferma ad una prima comprensione superficiale di ciò che avviene nella sua vita, ma sa guardare in profondità, si lascia interpellare dagli eventi, li elabora, li discerne, e acquisita quella comprensione che solo la fede può garantire. E’ l’umiltà profonda della fede obbediente di Maria, che accoglie in sé anche ciò che non comprende dell’agire di Dio, lasciando che sia Dio ad aprirle la mente e il cuore. «Beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore» (Lc 1,45), esclama la parente Elisabetta. E’ proprio per la sua fede che tutte le generazioni la chiameranno beata. (Udienza, 19-12-12).

RINNOVO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL'UNIONE ROMANA

Il 15 marzo 2013 si sono tenute le elezioni per il rinnovo dei 13 componenti del Consiglio direttivo dell'Unione romana che hanno dato il seguente risultato:

Fabrizio CIAPPARONI (74,8%), Piero SANDULLI (62,9%), Carmelo RINAUDO (53,2%), Giovanni BARONE (48,3%), Elisa FANTINI (48,3%), Antonella VOLPE (46,7%), Vincenzo BASSI (45,1%), Francesco Maria FIORETTI (41,9%), Fiammetta PALMIERI (41,9%), Valeria SALA (40,3%), Aldo CONIDI (38,7%), Giuseppina LEO (38,7%), Luigi FAVINO (35,4%).

Hanno, inoltre, ottenuto consensi Giorgio RIZZO (27,4%), Stefano ZOANI (27,4%), Beniamino MANCUSO (25,8%).

I Consiglieri eletti convocati dal Presidente emerito avvocato Guido Romanelli, si sono riuniti venerdì 5 aprile alle ore 17,00 presso i locali messi cortesemente a disposizione dalla Università Lumsa, ed avendo accettato il mandato, hanno eletto il Presidente nella persona del prof. Fabrizio Ciapparoni, il Vicepresidente vicario nella persona del dott. Carmelo Rinaudo. Su proposta del neo Presidente sono stati poi nominati il Segretario nella persona dell'avv. Elisa Fantini ed il Tesoriere nella persona del dott. Aldo Conidi. Tutti hanno accolto la carica.

Unione Locale di Venezia

Messaggio del Presidente Emerito Avv. Adelchi Chinaglia
Il consiglio direttivo dell'Unione di Venezia è stato rinnovato,su mio suggerimento, con un anno di anticipo, al fine di dare discontinuità nella conduzione dell'Unione,dopo due mandati come Presidente e,soprattutto,dare spazio a colleghi, giovani, che potessero dare nuova linfa e dinamicità all'Unione Stessa.

Gli iscritti hanno recepito con entusiasmo l'invito e pur dando voti a tutti i componenti del precedente direttivo, hanno indicato l'avv.Matteo Pasqualato,ex segretario dell'Unione,col maggior numero di voti, come nuovo Presidente.

Il Nuovo Consiglio ha ratificato la nomina e il nuovo Presidente ha chiesto al direttivo,che ha approvato all'unanimità,  la mia nomina a Presidente emerito,gli avv.ti Roberto Bolognesi e Maurizio Trevisan,come vicepresidenti;l'avv.Alvise Davanzo come tesoriere e segretario l'avv. Costantino Fabris.

Penso che questo sia un indirizzo per molte Unioni che hanno necessità dell'apporto dei giovani avvocati, desiderosi di partecipare e dare il loro contributo di novità e nuove iniziative.

A tutti i miei più cordiali saluti,

IL PRESIDENTE EMERITO DELL'UNIONE GIURISTI CATTOLICI DI VENEZIA

Avv. Adelchi Chinaglia

domenica 6 gennaio 2013

Dalle Unioni locali

Relazione annuale Unione locale di Prato

                                                                         Prato, lì 03 dicembre 2012

   
Con la presente si comunicano gli incontri e i convegni organizzati sino ad oggi:
•    Sabato 24 marzo ore 9.00 - Convegno presso l’Hotel Datini in Prato, sul tema: Parità nel sostegno. L’inserimento dell’handicap nelle scuole cattoliche (Organizzato dall’Ufficio Scolastico Diocesano con l’adesione dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani - Unione locale di Prato).
Interventi: Dott. Roberto Macrì, Ass. Comunale Rita Pieri, Ass. Provinciale Ambra Giorgi, Pres. FISM Regionale Dott. Leonardo Alessi, Avv. Guido Giovannelli, Ass. Regionale Stella Targetti, On. Gabriele Toccafondi, On. Pierluigi Castagnetti e S.E. Vescovo di Prato, Mons. Gastone Simoni.
•    Lunedì 16 aprile ore 15.00 – Convegno presso il Conservatorio di San Niccolò in Prato, sul tema: La fase patologica del matrimonio canonico.
Interventi : Avv. Rosina Busardò, Avvocato rotale del foro di Firenze su “I motivi di nullità nel processo canonico” e Don Daniele Scaccini, Notaio presso il Tribunale Ecclesiastico di Prato su “L’iter del processo canonico di nullità del matrimonio”.
•    Lunedì 18 giugno ore 14.30 – Convegno presso il Conservatorio di San Niccolò in Prato, sul tema: La risposta dello Stato nei confronti della criminalità organizzata e dei reati finanziari.
Interventi: Dott. E. Squillace Greco, Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale antimafia di Firenze su “Normativa antiriciclaggio, sequestro e confisca nei reati di criminalità organizzata”, Dott.ssa L. Canovai, Sostituto procuratore della Repubblica di Prato su “I sequestri per equivalente nei reati contro la P.A. e finanziari” e Avv. P.N. Badiani, Avvocato del Foro di Prato su “ Cenni sulla responsabilità penale degli enti (L. 231/2001)”.
•    Lunedì 08 ottobre ore 14.00 – Convegno presso il Conservatorio di San Niccolò in Prato, sul tema: I nuovi scenari della libera professione.
Interventi: Prof. Avv. Francesco Alcaro, Ordinario di Diritto Privato nell’Università degli Studi di Firenze ed Avvocato del Foro di Firenze su “Il contratto di prestazione d’opera nel quadro della riforma delle professioni regolamentate. Principi ricostruttivi”, Dott.ssa Angela Fedelino, Magistrato della Sezione Civile del Tribunale di Prato su “Tariffe professionali e liquidazione del Giudice: i criteri stabiliti dal DM 140/2012”, Avv. Gabriele Pica Alfieri, Avvocato del Foro di Prato su “L’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile edel professionista”, Dott. Avv. Mario Muscariello, Notaio in Montemurlo (PO), docente presso la Scuola di Notariato Cino da Pistoia e componente della Commisione Studi di Impresa del Consiglio Nazionale del Notariato su “La società tra professionisti”  e Dott. Domenico A. Mazzone, Commercialista e Revisore legale iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Prato su “Aspetti fiscali. In particolare: le società tra professionisti, la cessione della clientela e gli immobili strumentali”.
•    Sabato 24 novembre ore 9.00 – Convegno  presso Palazzo Vescovile – Piazza Duomo in Prato, sul tema: La famiglia, oggi (Organizzato .unitamente all’Associazione Medici Cattolici Italiani- Sezione di Prato).
Interventi: Dott.ssa Maria Nincheri Kunz, Presidente Associazione Cattolici Italiani di Prato, Segretario Regionale di Amci Toscana e Mons. Lorenzo Lenzi, Direttore dell’Ufficio diocesano della Pastorale familiare per “Introduzione”, Dott. Francesco Belletti, Presidente Italiano Forum Associazioni Familiari su “La famiglia tra crisi e risorsa”, Mons. Gilfredo Marengo, Teologo docente presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia su “La famiglia costruttrice e custode di valori”, Dott. Gianni Fini, Presidente Toscano delle Associazioni per i diritti della famiglia e Dott. Andrea Frassinetti, Presidente Forum pratese delle Associazioni familiari su “Sussidiarietà e gratuità per un welfare a misura di Famiglia – l’esperienza del Forum Toscano delle Associazioni Familiari e del Forum Pratese” , Avv. Alessandra Pagnini, Segretario Unione Giuristi Cattolici Italiani di Prato su “I problemi giuridici”, S.E. Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole, Delegato Conferenza Episcopale Toscana per la pastorale della famiglia per le “ Conclusioni” e Dott. Adraino Cini, già Magistrato presso la Corte d’Appello di Firenze per il  “Dibattito”.


                                         Olivia Sanesi
                                           UGC Prato   

giovedì 25 ottobre 2012

Dalle Unioni Locali

Incontro regionale Unioni lombarde

 Come ormai tradizione da alcuni anni, sabato 29 settembre le unioni lombarde dell’UGCI si sono date appuntamento per un incontro regionale; questa volta è toccato alla sezione bergamasca, presieduta dal prof. Silvio Troilo, l’onore e l’onere di ospitare i convenuti nella propria sede di via Zelasco (nella zona centrale della Città Bassa).
Come ha precisato il delegato regionale avv. Fernando del Re dando il saputo ai partecipanti, mentre fino allo scorso anno l’incontro era finalizzato allo scambio di conoscenze ed esperienze tra le varie sedi dell’Unione, sempre utile e necessario, nel 2012 si è pensato anche ad approfondire un tema particolare di forte interesse per gli associati e si è raddoppiato l’appuntamento. Così dopo il ritiro spirituale (tenutosi a Pavia lo scorso 3 marzo, con una meditazione di S.E. mons. Giovanni Giudici, vescovo di quella città, e la visita della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, ove sono custodite le spoglie di San Severino Boezio e di Sant’Agostino), l’incontro di Bergamo è stato dedicato all’approfondimento di un tema secolare, ma di forte rilievo morale: La professione legale: presente e futuro.
L’avv. Ermanno Baldassarre, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo, ha introdotto il dibattito con una breve ma appassionata relazione e molti sono stati coloro che hanno voluto prendere la parola nel corso della discussione, a testimonianza della sensibilità dei giuristi cattolici per l’argomento, in una fase storica che appare decisiva per le sorti della figura dell’avvocato e per la stessa visione dell’attività giudiziaria. Tra le diffuse critiche all’attuale tendenza legislativa ad assimilare le professioni, ed in particolare quella forense, ad attività d’impresa e ad introdurre elementi di privatizzazione della stessa funzione giudiziaria (in particolare con la conciliazione obbligatoria), non sono mancate le voci che hanno suggerito un’autocritica della categoria e delle sue rappresentanze (CNF ed OUA) per non aver saputo cogliere tempestivamente le criticità che pure si andavano manifestando nell’evoluzione della professione e formulare proposte adeguate a superarle senza mettere in discussione la peculiarità del ruolo dell’avvocato.
E’ poi intervenuto S.E. mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e consulente ecclesiastico regionale, che ha brevemente rivolto la parola agli intervenuti ed ha poi celebrato la S. Messa presso la vicina Chiesa di San Marco. A seguire un momento conviviale: peccato che le condizioni meteorologiche incerte abbiano sconsigliato la visita della suggestiva Città Alta, che è stata riservata per la prossima occasione.
All’incontro hanno partecipato una quarantina di associati delle sezioni di Bergamo, Brescia, Mantova, Milano e Pavia; tra gli altri, oltre al delegato e al vicedelegato regionali avv. ti Fernando del Re e Riccardo Montagnoli, il vicepresidente centrale e presidente dell’UGCI Milano prof. avv. Gianfranco Garancini, il consigliere centrale avv. Paolo Panucci, il presidente dell’UGCI di Pavia dott. Marco Ferraresi ed il direttore di Iustitia avv. Benito Perrone, nonché, gradito ospite, il delegato regionale del Veneto avv. Sante Pagotto.



Unione di Ravenna
Relazione anno sociale 2011-2012 UGCI sezione di Ravenna
 


L’attività della nostra sezione,  si è aperta con una s.Messa il 26/10, e durante l’omelia ispirata alle Letture bibliche del giorno, p.Massimo ha rilevato come siamo specificamente chiamati ad essere operatori di giustizia, seguendo quei principi che Dio stesso ci dona nella legge naturale, nella legge morale, nella Rivelazione, nella luce del Vangelo, nell’ascolto del Magistero e nell’amore dello Spirito Santo.

La nostra attenzione si è rivolta al pubblico con  un seminario dal titolo “Testamento biologico e DAT fra cura e abbandono: le implicazioni della legge Calabrò in discussione al Parlamento”; erano relatori l’on. dott. Carlo Casini e il dott. Giacomo Rocchi, Magistrato presso il Tribunale di Firenze. Ofriamo un riassunto dei contenuti.
Cosa s’intende per “testamento biologico” e “dichiarazioni anticipate di trattamento”? Quali saranno le conseguenze pratiche dell’approvazione della legge in discussione in Parlamento che potrebbe consentire al paziente di esprimere il proprio orientamento circa eventuali futuri trattamenti sanitari cui lo stesso potrà essere sottoposto? A queste domande hanno risposto in un vivace dibattito moderato dal Dott. Francesco Maria Agnoli, organizzato dalla sezione ravennate dell’UGCI (Unione Giuristi Cattolici Italiani), presso la Sala Cinema Corso, venerdì 20.05.2011 l’On Carlo Casini (storico presidente del Movimento per la Vita) e il Dott. Giacomo Rocchi, magistrato di Firenze, che ha visto la partecipazione oltre che di giuristi, di medici e operatori sanitari. Pur professandosi entrambi di indubbia matrice cattolica, i due relatori si sono confrontati, in quanto rappresentanti di due posizioni antitetiche, quanto alla opportunità di legiferare in materia di fine vita, fermo, dunque, restando il comune condiviso principio della dignità e sacralità della vita e il fine di salvaguardare la vita umana fino al suo termine naturale. La vita come fine, come bene da accogliere e da tutelare, costituisce, del resto, come ha evidenziato il nostro Arcivescovo nel saluto introduttivo, un valore altissimo, che ogni Pastore, come uomo di Chiesa, non può non indicare come vetta cui deve tendere ogni uomo, da cui derivano, poi, come a cascata, tutti gli altri diritti umani. Come è stato, correttamente, ricordato, nel corso dell’incontro, l’idea di proporre un testo di legge sul fine vita è sorto a seguito della triste vicenda ormai nota come “caso Englaro” essendo risultato impossibile impedire la morte della giovane Eluana, a seguito dell’inedito verdetto della Cassazione di accogliere l’istanza del padre in merito alla facoltà del tutore di un incapace di decidere se proseguire o meno trattamenti vitali di nutrizione e idratazione. Proprio per evitare il ripetersi di casi analoghi, una parte del mondo cattolico, fra gli altri l’On. Casini, ha ritenuto che l’unica via fosse la presentazione di un disegno di legge che proclamasse, in primis, che la vita è “un diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase  terminale dell’esistenza” (art.1 del disegno di legge), contro ogni possibile deriva eutanasica, e, per contropartita, trattandosi di un testo che doveva trovare uno spazio di condivisibilità anche da quei settori del Parlamento non cattolicamente schierati, riconoscesse una valenza giuridica alle eventuali disposizioni che un soggetto ritenga di esprimere in merito alla possibilità futura di dover essere sottoposto a trattamenti sanitari, anche quando lo stesso non sia più capace di esplicitarli: ecco cosa sono le “dichiarazioni anticipate di trattamento”. Ma come si distinguono dal testamento biologico? Dal fatto che queste dichiarazione non sono vincolanti, è la risposta: mentre il testamento costituisce una disposizione di volontà del soggetto sul proprio futuro che non può essere disattesa, dunque è vincolante per chi la recepisce, le dichiarazioni avrebbero solo la funzione di far conoscere l’orientamento del soggetto dichiarante, senza che questo possa vincolare alcuno. Ora è proprio su questa sottile distinzione che si gioca la questione: una parte dell’area cattolica, rappresentata fra gli altri dal Dott. Rocchi, ritiene, infatti, che riconoscere valore giuridico alla dichiarazioni anticipate di trattamento, implichi, tout cours attribuirvi valore vincolante, almeno quanto alla possibilità di utilizzarle sia come documento che esonera il medico da ogni eventuale responsabilità penale, a fronte della sospensione dei trattamenti sanitari di sostegno vitale pattuita con il paziente, i suoi familiari o il tutore, sia come documento probatorio della volontà esplicitata dal soggetto da utilizzarsi in un’eventuale azione civile contro il medico o la struttura che voglia disattenderle. In altre parole la facoltà, stabilita dall’art.3 del disegno di legge, per il paziente, di esplicitare la propria rinuncia “ad ogni od ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto sproporzionati o sperimentali” (inserito con il benemerito intento di consentire la rinuncia anche a forme blande di accanimento terapeutico), presterebbe, per color che condividono questo secondo orientamento, il fianco ad una possibile interpretazione della legge che finirebbe per autorizzare la sospensione dei trattamenti vitali di nutrizione e idratazione, e, addirittura, anche per avviare un processo, che peraltro, lo stesso Dott. Rocchi ritiene ormai avviato e  irreversibile, di futura depenalizzazione dell’eutanasia passiva. Al termine dell’incontro, animato anche dalla partecipazione al dibattito dei medici presenti in sala, è apparso chiaro come i favorevoli all’approvazione della legge siano animati dalla convinzione che legiferare in materia sia l’unico tentativo ancora praticabile per arginare la prossima deriva eutanasica, mentre i contrari siano convinti che tale deriva sia, comunque inarrestabile; inoltre, considerata anche la pratica, ormai costante nel nostro paese, di innovazione giurisprudenziale dove sempre più il giudice fa la legge, anziché limitarsi ad applicarla, legiferare sul fine vita comporti sottoporre una materia che dovrebbe essere solo oggetto di “scienza e coscienza” del medico a fredde intrusioni di terzi giudicanti che hanno però la possibilità di sollevare tutti dalle loro responsabilità, contribuendo a una sorta di ulteriore anestetizzazione della società.


Il 13 gennaio  si è svolto un Convegno di studi su “Mediazione, deontologia professionale e aspetti processuali”: relatore il prof. Paolo Biavati.
La sera del 22 marzo p. Giovanni Cavalcoli domenicano ci ha parlato di Diritto tra natura e ragione. Riflessioni sul discorso di Benedetto XVI al Parlamento Tedesco. Eccone un riassunto:
Interrogarsi sul significato di parole spesso abusate, fino alla banalizzazione, quali, giustizia politica, res publica, Stato e di altre, oggi più remote, quali bene comune, diritto naturale e diritto positivo, valori non negoziabili, alla luce della richiesta avanzata da Salomone a Dio (e incipit del discorso pronunciato dal Santo Padre Benedetto XVI il 22.09.11, al Bundestag): “Un cuore docile che sappia rendere giustizia al popolo e distinguere il bene dal male”(1 RE 3,9). Questo il filo conduttore della riflessione di Padre Giovanni Cavalcoli, eminente teologo e filosofo, di origine ravennate, come lui stesso ama ricordare, svolta giovedì 22 marzo presso il Seminario nel corso dell’incontro, organizzato dalla sezione ravennate dell’Unione Giuristi Cattolici. Cos’è la “giustizia politica” se non l’impegno a ricercare nel settore dell’agire umano che concerne la res publica (la cosa pubblica) il bene comune? E cos’è il “bene comune” se non l’insieme dei beni, fini, interessi, valori che riguardano ciascuno dei singoli e il loro insieme (cfr. Gaudium et spes)? Ecco, dunque, delinearsi il compito dei governanti: esercitare la giustizia politica nell’istituzione, promuovere il bene comune nello Stato liberale, inteso, in senso etimologico, come luogo di stabilità, di sicurezza che garantisce la libertà. In questa cornice bene s’inserisce anche il compito riconosciuto al laicato cattolico di “animare evangelicamente la promozione del bene temporale". In questa ottica, lo Stato, seppure essenziale alla stabilità della società come dice il nome stesso, lungi dall’essere visto come una sorta di assoluto (variamente declinato, hegelianamente o, finanche positivisticamente), come ente autosufficiente che trova in se stesso il proprio principio, trova la propria ragione in quanto riferito ad altro, ossia al suo fine che è quello di servire al bene comune. Ma come discernere il bene comune? Qui, a ben vedere, ci possono venire in soccorso, come sempre ci raccomanda il Santo Padre, la ragione e la natura con quelli che un tempo erano più noti come “preambula fidei”: ossia quelle nozioni di bene e di male insite per natura in ogni persona che sono fondamento dell’esistenza umana, del diritto naturale e si trovano, seppure a volte profondamente celati, nella ragione di ciascuno, costituendo il substrato comune a tutti gli uomini, e che, per l’appunto, permettono di trovare uno spazio comune di potenziale intesa sul piano dei valori, fonte ultima del diritto positvo. L’Europa è stata costruita su queste fondamenta, la sua cultura di tolleranza, di attenzione per i diritti umani, frutto felice dell’incontro fra Gerusalemme che reca il Dio d’Israele, Atene che reca la ragione filosofica e Roma che reca con sé le fonti del diritto, attende ancora, nonostante la pesante coltre di nebbia che sembra avere colpito come in un malefico incantesimo noi uomini europei (anche quando dimostriamo di aver dimenticato il significato giuridico e sacramentale del matrimonio), di essere diffusa in tutto il mondo e questo, ci rammenta il Papa e con lui Padre Cavalcoli, proprio per promuovere il bene comune.

L’attività pubblica si è conclusa il 13 aprile 2012, con un convegno su “Il bilancio sociale: cuore e anima delle Cooperative”: erano relatori S. E. Mons. Giuseppe Verucchi Arcivescovo di Ravenna-Cervia e il prof. Mario Mazzoleni dell’Università di Brescia (vedi allegato in pdf).
Abbiamo chiuso l’anno sociale con una s. Messa, in cui il nostro p.Massimo ci ha raccomandato di santificarci nell’obbedienza alla verità con un grande amore reciproco, perché Dio è l’Amore che racchiude e supera ogni altra legge.


Unione di Roma

La solidarietà nel dopoguerra: la Riforma agraria del 1950

Con piacere l'Unione romana comunica a tutti i soci che la serie delle pubblicazioni relative alla giornate di studio che si sono tenute a Roma si è arricchita del nuovo volume "La solidarietà nel dopoguerra: la Riforma agraria del 1950" che raccoglie gli interventi di Giuseppe Dalla Torre, Guido Romanelli, Giuseppe Ignesti, Giovanni Galloni, Riccardo Chieppa, Giovanni Giacobbe e Franca Cammilleri svolti sul tema il 19 novembre 2010 in collaborazione con la Lumsa e presso la sua sede centrale.
Come è noto, la giornata di studio è stata dedicata alla memoria del nostro socio Raffaele Iannotta -Presidente della V sezione del Consiglio di Stato- che ne era stato l'ispiratore così come anche delle precedenti giornate di studio i cui interventi sono stati raccolti nei volumi "18 aprile 1948 un patrimonio comune" del 2008 (contributi di Giulio Andreotti, Giuseppe Dalla Torre, Maria Romana De Gasperi, Raffaele Iannotta, Giuseppe Ignesti, Lucio Migliaccio, Guido Romanelli e Luciano Violante) e "Il Patto atlantico 1949 -2009, imposizione politica o necessità militare?" del 2010 (contributi di Giulio Andreotti, Giorgio Bosco, Giuseppe Dalla Torre, Gianfranco Incarnato, Emanuele Macaluso, Francesco Malgeri, Giuseppe Richero e Guido Romanelli).

lunedì 25 giugno 2012

Dalle Unioni Locali

Unione di Caserta

Relazione attività U.G.C.I. di Caserta per gli anni 2011/20112

Nell’anno 2011 l’U.G.C.I. sez. di Caserta, oltre a diversi ritiri spirituali sia presso la Diocesi di Caserta che presso la Cattedrale di Casertavecchia diretta da Monsignor Don Pietro De Felice -consulente ecclesiastico dell’U.G.C.I. di Caserta-, ha tenuto in data 22.09.2011, presso la biblioteca del seminario vescovile della Diocesi di Caserta un importante convegno di studi sul tema: “Unità d’Italia: Quale Risorgimento”.
Al convegno presero parte l’Avv. Gaetano Iannotta (Presidente U.G.C.I. di Caserta); il Prof. Giuseppe Limone (Ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica presso SUN di Napoli); il Prof. Antonio Cepparulo (Docente di Scienze Giuridiche presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze “E. Vanoni”); il Prof. Aldo Cervo (storico e letterato della Provincia di Caserta) e Antonio Ciano (autore del libro “I Savoia e il massacro del sud”  presentato in occasione del suddetto Convegno).
I lavori del convegno furono moderati dal dott. Fabio Di Fonzo (vicepresidente dell’U.G.C.I. della Diocesi di Caserta).
Il convegno riscosse un buon successo di pubblico come riportato da tutti gli organi di stampa.

Nell’anno 2012 L’U.G.C.I. sez. di Caserta ha realizzato , in data 4.05.2012, un importante convegno di studi sul tema:”La Riforma della professione forense alla luce del D.L. n.1 del 24.01.2012”.
Il suddetto convegno è stato patrocinato dalla Diocesi di Caserta e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di S.Maria C.V., il quale ha riconosciuto tra l’altro tre crediti formativi.
Al convegno hanno preso parte il Prof. Avv. Giuseppe Abbamonte (professore emerito  presso l’Università Federico II di Napoli).
I lavori del convegno sono stati moderati dall’Avv. Alfonso Dell’Osso (segretario dell’U.G.C.I. della Diocesi di Caserta).
Nel corso del convegno l’Avv. Gaetano Iannotta (Presidente U.G.C.I. di Caserta) ha conferito un premio per la professione forense all’Avv. Velia Biggiero, in quanto la stessa si è distinta per aver ricevuto dalla Presidenza della Repubblica e  dall’Ordine degli Avvocati di S.Maria C.V. la medaglia d’oro per la professione, per essersi impegnata nella Pastorale Diocesana ed in iniziative a favore delle donne ponendo sempre al centro delle sue attività  l’etica cristiana.
Il convegno ha riscosso un buon successo di pubblico come riportato da tutti gli organi di stampa.
L’U.G.C.I. sez. di Caserta ha già programmato, per il giorno 19 luglio 2012, di realizzare un convegno spirituale presso la Diocesi di Caserta sulla figura di S.Alfonso Maria dei Liguori, sia quale Giurista che come Santo.
Sempre nell’ambito del 2012 è stato programmato altresì la realizzazione di un nuovo convegno sullo sviluppo del Mezzogiorno e il Federalismo.
E’ in allestimento un  sito internet dell’U.G.C.I di Caserta che sarà reso attivo entro l’estate dell’anno 2012.
Con la speranza di aver illustrato le attività della sezione di Caserta per gli anni 2011 e 2012 e restando a disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento, si porgono frattanto cordiali saluti.
Caserta 11.06.2012                                                                 Avv. Gaetano Iannotta
                                                                                         Presidente  U.G.C.I sezione di Caserta

Unione di Pavia

Rieletto il consiglio direttivo dell’Unione Giuristi Cattolici

Ferraresi confermato Presidente per il 2012-2014
Mercoledì 13 giugno l’assemblea sociale dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini” ha votato il rinnovo del Consiglio direttivo dell’Associazione per il 2012-2014. Tredici i membri eletti all’esito dello scrutinio: Marco Ferraresi, Alessandra Sangalli, Paolo Panucci, Mariateresa Minniti, Cecilia Ramaioli, Emanuele Cusa, Mariarosa Cantarella, Alessandro Cignoli, Cesare Varalda, Laura Nola, Federica Ramaioli, Ilaria Pisa e Maria Cristina Lanfranchi.
Il neoeletto consiglio ha quindi nominato le nuove cariche:
Presidente Dott. Marco Ferraresi, ricercatore della facoltà di Giurisprudenza;
Vicepresidente Avv. Alessandra Sangalli;
Segretario Avv. Mariateresa Minniti;
Tesoriere Prof. Avv. Emanuele Cusa.

Ilaria Pisa
Ufficio stampa UGC Pavia
ilaria.pisa@gmail.com
Cell. 3396274181

Divorzio breve: crociata del Rosario

E’ approdata alla Camera la proposta di legge sul divorzio breve: v. qui

Una idea pericolosa, che avrebbe come conseguenza un ulteriore indebolimento dei legami familiari già mediamente provati da tante cause (religiose, morali, sociali, economiche).

L’UGC Pavia lancia una particolare “crociata” per evitare l’approvazione di questo provvedimento e, più in generale, per promuovere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna: la crociata della preghiera del Santo Rosario. Dalla data odierna al 15 giugno, Solennità del Sacro Cuore di Gesù, si raccolgono pertanto offerte di recite di corone del Rosario.
Scrivete a dott.ferraresi@gmail.com segnalando le corone che vorrete recitare per questa intenzione. Presenteremo le offerte alla Madonna inviandole al Card. Angelo Bagnasco, che come presidente dei vescovi italiani pochi giorni fa, nella prolusione alla assemblea della CEI, ha detto:
“Esser distratti rispetto al bene insuperabile della famiglia fa soffrire anche la società, che indebolisce il suo più rilevante cespite di vitalità, di coesione e di futuro. Per questo, in una cultura del tutto-provvisorio, l’introduzione di istituti che per natura loro consacrino la precarietà affettiva, e a loro volta contribuiscono a diffonderla, non sono un ausilio né alla stabilità dell’amore, né alla società stessa. La famiglia non è un aggregato di individui, o un soggetto da ridefinire a seconda delle pressioni di costume oggi particolarmente aggressive e strategicamente concentrate; non può essere dichiarata cosa di altri tempi. Ecco perché l’ipotesi del cosiddetto “divorzio breve” contraddice gravemente qualunque possibilità di recupero, e rende complessivamente più fragili i legami sociali“.

Il lavoro dei disabili

“Tutto esaurito” per l’incontro su “Il lavoro dei disabili: collocamento e rapporto”, tenutosi lo scorso 9 maggio 2012 in Aula Volta dell’Università di Pavia. I relatori hanno fornito un ampio quadro della materia. Il dott. Lorenzo Pernetti, giudice onorario del Tribunale di Pavia, ha trattato del concetto di “disabile” giuridicamente rilevante. Marco Ferraresi, ricercatore di diritto del lavoro nell’Università di Pavia, ha sintetizzato gli esiti più recenti della giurisprudenza. Anna Centonze, funzionario dei servizi ispettivi della DPL di Pavia, ha  esposto il regime sanzionatorio della l. n. 68 del 1999. Scilla Fagnoni, del Settore Welfare, Lavoro e Formazione professionale della Provincia di Piacenza, si è soffermata sul ruolo dei servizi per l’impiego.

Unione di Roma

L'Unione romana e la genesi dell'evoluzione benedittina  

 Nel rispetto della ormai consolidata tradizione l’U.R. nei giorni di sabato 26 e domenica 27 del mese di maggio ha organizzato un itinerario in Umbria per visitare i luoghi ove S. Benedetto si è misticamente consegnato alla sua grande missione.
Il percorso del viaggio è iniziato con la meravigliosa visione delle Cascate delle Marmore nel momento massimo della loro potenza con il triplice salto di oltre 160 metri che le classificano come le più alte d‘Europa. Come è noto si tratta di un’opera artificiale portata a termine da oltre 2000 anni quando un console romano (Marco Curio Dentato, inizio III sec. a.C.) fece convogliare le acque del fiume Velino verso la rupe di Marmore facendole precipitare nel sottostante fiume Nera, per bonificare il sovrastante territorio paludoso. Dalla metà dell’800 la straordinaria forza di caduta dell’acqua viene utilizzata per la produzione di energia per l’industria della vicina Terni: motivo che consente di godere dello spettacolare salto solo per brevi periodi.
Arrivo a Norcia: ad una prima sommaria impressione sembra che per un lunghissimo periodo di tempo la città non si sia resa conto di avere dato i natali ad un concittadino di incommensurabile grandezza, all’iniziatore del più grande fenomeno monastico occidentale. La costruzione della basilica dedicata a San Benedetto, infatti, risale soltanto al XIII - XIV secolo, molto in ritardo rispetto non solo alla nascita (nel 480) ma al grande sviluppo dell’opera di San Benedetto che ha le sue manifestazioni esteriori nella Regola redatta nel 529 e nel contemporaneo Monastero di Montecassino. Tuttavia il sacro edificio nursino viene costruito, sopra una preesistente cripta che inglobava i resti di un edificio romano ove si ritiene siano nati i gemelli Benedetto e Scolastica: la visita del nostro gruppo è stata guidata da un monaco benedettino, proveniente dall’Oklahoma, che ci ha magistralmente illustrato, rammentandoceli, i merito del Santo, la Sua vita e i caratteri dell’Ordine; allora siamo venuti a conoscenza del singolare particolare che solo da pochi anni l’Ordine benedettino è tornato a gestire il luogo d’origine del proprio Fondatore.
Nelle vicinanze di Norcia, a Preci, in alcune grotte, probabilmente intorno al quinto secolo, si erano insediati alcuni eremiti che avevano lasciato l’Oriente a causa delle vivaci discussioni teologiche che all’epoca, in quella regione, travagliavano l’unità della Chiesa, ed il giovanissimo Benedetto, come apprendiamo dal racconto della sua vita tramandataci nei Dialoghi di San Gregorio Magno, probabilmente dalla conoscenza del loro modo di vita originario e dalla visitazione del piccolo oratorio dedicato alla Vergine che avevano eretto, prende spunto per quella che sarà la sua grande creazione monastica.
Ed il nostro gruppo ha avuto il conforto di ammirare la pregevole espansione di quella piccola cappella: l’abbazia di Sant’Eutizio, ove il nostro Consulente ecclesiastico prof. don Davide Cito ha celebrato per noi la Santa Messa domenicale ed il Parroco, don Luciano, ne ha illustrato i pregevoli caratteri artistici e quelli devozionali.
Non più potente abbazia, non più popolata da monaci, declassata a sacro edificio parrocchiale, rimane un superbo esempio dell’arte religiosa che si è sviluppa nel corso dei secoli da quel modesto oratorio del V secolo, le cui tracce rimangono ancora nella cripta al di sotto della chiesa a navata unica, la quale comincia a prendere l’attuale configurazione agli inizi del XIII secolo e che conserva anche il monumento funebre di S. Eutizio (V secolo) eretto agli inizi del XVI. Suggestive le grotte eremitiche in cui visse anche lo stesso Santo e che sono state racchiuse nel recinto dell’abbazia.
La ricchissima biblioteca risalente al X secolo (trasferita nella biblioteca Vallicelliana di Roma per donazione a San Filippo Neri) sembra comprendesse anche molti testi di medicina in omaggio alle disposizioni della Regola sulla cura agli infermi, alla quale molto si dedicavano i monaci della nostra abbazia, specializzati in particolari interventi anche attraverso l’invenzione di idonei strumenti chirurgici, sino a quando la funzione venne proibito ai religiosi i quali, incitati dai successi e dalla fama, allestirono una scuola per i laici della zona, in qualche modo pratici sull’uso di “ferri chirurgici” nella loro ancor oggi caratteristica lavorazione suina.
Il nostro itinerario si è concluso la domenica mattina con una limitata ma intensa visita guidata nella bella città di Spoleto, sovrastata dalla maestosa rocca albornoziana, con il suo sempre incantevole Duomo che tra le altre meraviglie artistiche, all’esterno ed all’interno dell’edificio, conserva la Santissima Icona, preziosa opera bizantina dell'XI-XII secolo donata nel 1185 dall'Imperatore Federico Barbarossa in segno di pace. (f.c.).

La famiglia, crocevia dell sviluppo

 “La famiglia, crocevia dello sviluppo” è il titolo della seconda giornata di studio che si è svolta giovedì 14 giugno 2012, presso l’Università della Santa Croce, in Roma. L’incontro, organizzato dall’Unione Romana Giuristi Cattolici in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare (ISSRA), si inserisce all’interno di un ciclo di tavole rotonde volte a far riflettere sul ruolo centrale della famiglia all’interno dell’attuale società italiana, anche alla luce del recente VII Incontro Mondiale delle Famiglie svoltosi a Milano dal 13 maggio al 3 giugno 2012.
Al dibattito, moderato dal giornalista Carlo De Blasio (Rai News 24), sono intervenuti il Prof. Benedetto Ippolito (ISSRA e Università Roma 3), l’Avv. Vincenzo Bassi (tributarista) e il Prof. Piero Sandulli (Università di Teramo).
I relatori hanno cercato di mettere in risalto, nelle diverse discipline, le qualità e le risorse della famiglia evidenziando, in particolare, come quest’ultima si caratterizzi non solo per essere il luogo degli affetti, ma anche per quella sua peculiare connotazione che la rende un vero e proprio centro di interessi economici.
Sul primo di tali aspetti si è soffermato il Prof. Benedetto Ippolito, il quale, partendo da un inquadramento della famiglia dal punto di vista filosofico, ha preliminarmente evidenziato come, tra “i tanti modi d’essere del nostro stare al mondo”, risalti in particolare il nostro stare in famiglia. Da questa premessa ha poi preso le mosse per offrire un’interessante riflessione sull’importanza dell’amore e in particolare dell’amore coniugale: “Parlare di famiglia ci porta innanzitutto ad una riflessione centrale: l’importanza dell’Amore; […] l’essere umano è un soggetto amante; ha, in altre parole, una particolarità soggettiva di esprimere i propri sentimenti e di ricevere amore” ed è questa reciprocità che ci permette di parlare e di riflettere sull’amore tra uomo e donna e, quindi, sull’amore coniugale. “L’amore coniugale è un amore specifico umano caratterizzato dall’innamoramento ed è un prodotto della volontà”: due soggetti si impegnano nella totalità della loro esistenza rendendo possibili le categorie della fedeltà, esclusività e fecondità. “Il fondamento del rapporto coniugale – conclude il Prof. Ippolito – è la creazione di una nuova soggettività, cioè la soggettività familiare […] e questo nuovo soggetto non è solo una mera associazione di fatto tra soggetti, ma un soggetto in grado di produrre effetti”.
I successivi interventi, rispettivamente dell’Avv. Vincenzo Bassi e del Prof. Piero Sandulli, hanno avuto ad oggetto le potenzialità della famiglia come soggetto di reddito, di consumo, di risparmio e di investimento, in altre parole, la famiglia come soggetto economico.
Secondo l’Avv. Bassi, la famiglia dovrebbe essere considerata come la prima impresa, cioè come il primo soggetto economico-produttivo, e ciò proprio perché la famiglia “è organizzata come un’impresa e gestisce la propria attività in modo efficiente con una divisone del lavoro”. In particolare, “il mercato deve riconoscere la famiglia non solo come soggetto di consumo ma soprattutto come soggetto di investimento, poiché solo legittimandola in questo senso si produrranno degli effetti concreti e virtuosi a favore della stessa”. Riconoscendo l’affidabilità e la natura, non solo sociale, ma anche economica, della famiglia, “il sistema produttivo potrà più facilmente organizzare economie di scala a vantaggio della stessa al fine di poter beneficiare così di servizi sempre più efficienti ed economici.”
Lungo la stessa linea si è mosso anche l’intervento del Prof. Sandulli secondo il quale “si dovrebbe consentire alla famiglia di divenire non solo la società naturale e la cellula fondamentale della società, ma anche la base del Welfare”, e ciò anche alla luce della Costituzione e del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Tuttavia, il Prof. Sandulli non ha mancato di far notare che, se da un lato “la Carta Costituzionale è famigliocentrica, di fatto invece gli articoli del codice civile”, così come modificato dalla riforma del 1975, “finiscono per regolarizzare non i diritti della famiglia, ma i diritti dei singoli componenti della stessa” comportando una serie di ricadute non solo sotto il profilo economico e fiscale, ma anche sotto il profilo educativo.
Secondo il Prof. Sandulli, invece, bisognerebbe cercare di riprendere il discorso del patto tra cittadini ed Istituzioni cercando di arrivare a rendere nuovamente la famiglia una protagonista poiché solo riconoscendo la famiglia come principale soggetto economico si potranno avere notevoli benefici non solo dal punto di vista demografico, ma anche economico e in particolare in materia di lavoro. In particolare, vista l’impossibilità attuale per lo Stato di garantire un adeguato servizio di Welfare, la famiglia potrebbe divenire un luogo privilegiato di esercizio concreto della sussidiarietà, con grandi benefici a vantaggio dell’intera collettività. (Elisa Fantini)